Valutazione del rischio chimico nei luoghi di lavoro: l’INAIL ha pubblicato un approfondimento tecnico che sintetizza il quadro normativo
Il rischio non è circoscritto al solo comparto industriale chimico, ma coinvolge un’ampia varietà di settori produttivi in cui si impiegano sostanze o miscele pericolose . Secondo le rilevazioni riprese dal Fact Sheet INAIL “rischio chimico negli spazi di lavoro”, circa il 17% dei lavoratori europei risulta esposto a prodotti chimici per almeno un quarto del proprio orario lavorativo, mentre il 15% interagisce con fumi, vapori, polveri o aerosol.
La disciplina in materia di prevenzione e tutela della salute per il rischio chimico si articola su diverse fonti legislative e tecniche:
- D.Lgs 81/2008 (Testo Unico Sicurezza): richiede l’obbligo di valutare il rischio e di adottare idonee misure preventive e protettive per i lavoratori
- D.Lgs 39/2016: adegua la normativa nazionale ai regolamenti europei CLP e REACH.
- D.Lgs 135/2024: estende le tutele previste per la salute dei lavoratori anche alle sostanze tossiche per la riproduzione.
- Norme UNI EN 689:2019 e UNI EN 482:2021: citate nell’allegato XLI del D.Lgs. 81/08, costituiscono riferimenti operativi fondamentali per un’applicazione omogenea degli obblighi di legge.
Per quanto riguarda il rischio da inalazione, la norma UNI 689:2019 fornisce il modello metodologico europeo per gestire il campionamento degli agenti aerodispersi e verificare il rispetto dei limiti di esposizione professionale (OELV). Il processo si sviluppa in cinque fasi operative:
- Caratterizzazione di base
- Definizione della strategia di campionamento e analisi
- Individuazione dei gruppi similari di esposizione (SEG)
- Campionamento e misurazioni
- Rivalutazione periodica
In base alle disposizioni del D.Lgs 135/2024, la gestione delle sostanze tossiche coincide con quello previsto per i cancerogeni. Il primo intervento da adottare è l’eliminazione o sostituzione della sostanza pericolosa. In assenza di alternative applicabili, il datore di lavoro deve ricorrere all’adozione di un sistema a ciclo unico per contenere l’esposizione.
Fonte INAIL